ALLA FESTA DEL "PARTITO DEL LAVORO DEL BELGIO", MA NON SOLO

 

Da mercoledì sei a lunedì undici settembre sono in Belgio: l’occasione è la ManiFiesta, la Festa della Solidarietà del Partito del Lavoro del Belgio; non mi limito a frequentare l’ippodromo di Ostenda, scelgo di tornare in posti dove già ero stato quasi quarant’anni fa.

 

Contatto il Centro Sociale Italiano di Chaussée de Tongres 286 a Rocourt – il sobborgo di Liegi dove, fino al 1994, sorgeva lo stadio Jules Verne, in cui giocavano le proprie partite casalinghe le due maggori squadre di calcio cittadine – e prenoto un tavolo per pranzare.

 

La cucina, neanche a dirlo, è completamente italiana, e persino il caffé è di ottima qualità: per il resto, l’atmosfera è allietata da Salvatore – il responsabile della struttura con cui è piacevole conversare di molti argomenti – e dai suoi collaboratori Gianni e Vito.

 

L’indomani raggiungo Ostenda, il luogo dove – presso l’Ippodromo intitolato ad Arthur Wellesley, duca di Wellington, di Koningen Astridlaan 10 – è in programma la kermesse della formazione guidata dal presidente Raoul Hedebouw e dal segretario Peter Mertens.

 

 

Prendo possesso della camera presso l’Hotel Le Bassin di Visserskaai 1 – magistralmente gestito da Tom ed Elise – vicinissimo alla stazione ferroviaria, e decido di recarmi presso un ristorante italiano, il Dolce Mare, che si trova sulla stessa strada al numero diciannove.

 

Ad accogliermi è Vincent, un signore di circa cinquant’anni il cui padre è originario della Basilicata, che – dopo un momento di stranimento dovuto al fatto di trovarsi di fronte un “mezzo connazionale” (la di lui madre è belga) – si prodiga per farmi sentire a casa, bisogna dire riuscendoci in pieno.

 

Terminato il lauto (ed assai piacevole) pasto, torno verso il capolinea dei treni, accanto alla quale si trova la fermata del così detto “Tram Zero”, una linea che percorre tutta la costa belga (144 chilometri in tutto) dalle prime ore del mattino sino a piena notte, con frequenti passaggi anche nei giorni festivi.

 

Salito sul mezzo in questione, percorro tre fermate per raggiungere la destinazione: da qui la Festa è distante un centinaio di metri, ed è impossibile non notarla, vista l’imponenza delle strutture e il notevole sfoggio delle bandiere rosse con il simbolo e la sigla (Ptb o Pvda) del partito.

 

Per accedere occorre munirsi di biglietto di ingresso – del costo di 25,00 Euro al giorno, 40,00 se si acquista il pacchetto per tutto il fine settimana – che consiste in un braccialetto da sfoggiare per dimostrare di aver provveduto a saldare, per poi dover affrontare i controlli di zaini ed altri bagagli.

 

Preciso che si tratta anche di altro materiale perché, all’interno del luogo dove si svolge la kermesse, si trova una zona in cui è consentito il campeggio: questa sarà il cuore di un’iniziativa conviviale, prevalentemente frequentata dai giovani, la sera del sabato dopo aver chiuso la giornata.

 

Eseguite le formalità di rito, finalmente si accede alla – davvero splendida – area che ospita la festa e che copre praticamente l’intero perimetro del galoppatoio cittadino: è difficile immaginare un qualche anfratto della vita di partito che possa essere rimasto escluso da cotanto “ben di dio”.

 

Per girare tutti gli stand – sempre ammesso che sia possibile visitarli tutti insieme, visto che la temperatura dell’aria supera di parecchio i trenta gradi centigradi – occorre davvero tantissimo tempo, ma ne vale decisamente la pena.

 

Il primo tendone in cui ci si imbatte, appena varcati i controlli, è quello che ospita le realtà sindacali presenti: la Federazione Generale dei Lavoraori Belgi (Fgtb) e la Confederazione dei Sindacati Cristiani (Csc), oltre a delegazioni straniere, tra cui la francese Confederazione Generale del Lavoro (Cgt), e la Confederazione Generale Italiana del Lavoro (Cgil).

 

Proseguendo sul lato opposto del camminamento si trova lo spazio dedicato a Medicina per il Popolo, un’organizzazione senza fine di lucro (sponsor principale della Festa), con undici case della salute sparse per tutto il Belgio, il cui scopo è quello di garantire a tutti – con l’applicazione di un sistema di pagamento forfettario – le cure minime.

 

Continuando il tour si incontra un’ampia zona dedicata alla solidarietà con la República de Cuba, di fronte alla quale spiccano le bandiere della delegazione proveniente dalla Repubblica Popolare Democratica del Laos: per completezza di informazione, gli ospiti internazionali sono completati dai palestinesi e dal popolo Sahrawi.

 

Procedendo ci si imbatte nei vari stand delle sezioni del partito e degli organismi generati; sono presenti quello femminista e quello giovanile, ai quali si affianca anche uno spazio dedicato ai più giovani, ossia il movimento dei Pionieri, nel quale giustamente ci si limita ad attività ludiche.

 

Nella parte alta della struttura è posizionata l'area che ospita i banchetti con libri nuovi ed usati di varie edizioni, anche del Partito Comunista del Belgio, unitamente ad una mostra che spiega il funzionamento della propaganda di guerra, anche con riproduzioni di manifesti risalenti ai conflitti del novecento.

 

Infine, adiacente alla zona appena citata, si trova un'area dove si può liberamente giocare a scacchi: a questo proposito, ringrazio il giovanissimo compagno Alì - volontario alla Festa - che mi ha dato modo di passare l'ora migliore dell'intero fine settimana, donandomi un piacevole momento di relax.

 

Durante la due giorni sono decine i concerti di tutti i generi musicali, e naturalmente non possono mancare gli incontri politici; tra le decine, meritano menzione l'evento centrale del sabato - con inizio alle ore 17:00 - e quello della domenica alla stessa ora: ambedue presso il palco principale.

 

Il primo consiste nel ricordo, nel cinquantesimo anniversario, del colpo di Stato in Cile; esso vede presenti: Thierry Bodson, presidente della Fgtb; Fatiha Dahmani, della centrale impiegati della Csc; Jeremy Corbyn, uomo politico britannico militante per la pace; Stéphane Colerten, dell’ala studentesca del partito organizzatore denominata Red Fox; Raoul Hedebouw, presidente del Ptb.

 

Quest’ultimo è protagonista, il giorno successivo, dell’intervento di indirizzo politico che si può leggere qui sotto: un appassionato discorso svolto davanti ad alcune migliaia di militanti, una piccola ma significativa parte dei 16.246 biglietti di ingresso staccati.

 

 

Bosio (Al), 17 settembre 2023

 

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

 

http://pennatagliente.wordpress.com

 

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Discours de Raoul Hedebouw, président du PTB, à ManiFiesta 2023, la Fête de la Solidarité

Chers amis, chers camarades,

Quel plaisir de se revoir à l’occasion de cette magnifique édition de ManiFiesta. Le temps est superbe, tout comme toutes celles et ceux qui nous’entourent. Nous sommes plus de 15.000 réunis aujourd’hui. Je veux commencer par remercier tous les bénévoles qui rendent cette fête possible.

 

 

Ils sont plus de 2.000, venus de tout le pays. Ils donnent leur temps et leur énergie sans compter pour le montage, pour l’accueil, pour l’organisation des concerts, des activités ou encore pour faire le service au bar. C’est important. Certains et certaines sont là depuis plusieurs jours. Aucun autre festival ne repose autant sur l’engagement de bénévoles. Cet engagement, c’est l’ADN de cette fête et nous pouvons en être fiers. Sans eux, il n’y aurait tout simplement pas de ManiFiesta. Alors je vous demande un énorme applaudissement pour tous les bénévoles de ManiFiesta.

 

Je suis vraiment ravi d’être avec vous aujourd’hui, avec des milliers de personnes qui veulent changer le monde. Nous devrons être nombreux, chers amis, car là-haut, à la rue de la Loi, ils semblent avoir beaucoup de mal à écouter les gens. J’ignore pourquoi. Peut-être que les fenêtres du Parlement les isolent trop bien du bruit. C’est vrai qu’ils sont dans leur tour d’ivoire. Et l’ivoire, ça isole plutôt bien, non?

 

Mais bon, ils essaient de faire comme s’ils étaient à l’écoute. Le 21 juillet, la veille de son départ en vacances, le Premier ministre De Croo s’est payé une page dans tous les journaux pour faire savoir «qu’il allait écouter les gens». Et le gouvernement flamand de Jan Jambon, qui soutient que «ce que la Flandre fait elle-même, elle le fait mieux», n’a d’oreilles que pour des cabinets de consultance hors de prix. Ils ne savaient même plus ce que tout ça avait coûté. Un milliard? 400 millions? 200 millions? Personne n’avait tenu le compte.

 

Non, chers amis et camarades, le fait qu’ils n’écoutent pas n’est pas dû à un problème d’audition. Il s’agit plutôt d’un problème de classe. En Belgique, nos ministres n’écoutent que les plus hautes sphères de la société, l’élite fortunée et les multinationales comme Engie et Shell, qui continuent à faire des superprofits sur notre dos. Elles peuvent se permettre d’appeler directement les ministres et leur cabinet. Et ça, les gens commencent à en avoir vraiment assez.

 

Mais vous le savez: le PTB n’est pas un parti comme les autres. Nous ne dépensons pas des fortunes en consultants, nous ne nous rendons pas aux réceptions du patronat pour savoir ce que nous devons faire, et nous n’achetons pas de publicités dans les journaux. Nous vous écoutons. Nous sommes à l’écoute du peuple. Nous allons sonder 100.000 personnes pour connaître leur avis. Et nous allons traduire leurs réponses en actions. C’est notre façon à nous de faire de la politique.

 

C’est pour ça que nous avons lancé «La Grande Enquête» ce mois-ci. Nous souhaitons discuter avec 100.000 personnes dans les quartiers et les entreprises en Flandre, à Bruxelles et en Wallonie. Nous voulons discuter avec elles sur ce que nous devons changer dans la société. Parler de justice fiscale, du pouvoir d’achat, de la crise du logement ou des privilèges des politiciens… Nous voulons connaître l’avis de chacun et chacune sur la direction que doit prendre notre société.

 

Nous avons lancé cette enquête il y a seulement deux semaines, et nous avons déjà récolté 10.000 réponses. Nous allons faire une tournée à travers toute la Belgique avec notre bus de campagne. Mais, surtout, nous relevons ce défi incroyable avec tous nos membres et sympathisants.

 

Nous comptons sur vous pour répondre vous-même à l’enquête, mais aussi pour nous aider à demander l’avis de vos frères et sœurs, vos beaux-parents, vos collègues, vos voisins, voire votre ex. Ce n’est qu’avec votre aide que nous réussirons à atteindre 100.000 personnes.

 

Qu’allons-nous faire de ces réponses? Nous allons les utiliser pour définir les priorités de notre campagne pour les élections du 9 juin. Enfin, je parle de priorités, mais comme vous le savez, les priorités du PTB sont en réalité des points de lutte. Au sein du Parlement, où on a bien besoin d’avoir un PTB fort, mais aussi, et surtout, en dehors du Parlement. En menant la lutte.

 

C’est comme cela que nous pouvons mettre autant de points à l’agenda politique en Belgique. Quel parti a permis d’arracher le fonds blouses blanches pour refinancer en urgence le secteur des soins de santé? Le PTB. Les suppléments de pension illégaux des politiciens? Le PTB. La baisse de la TVA sur l’énergie? Le PTB. La taxation des surprofits? Le PTB. L’augmentation de la pension minimale? Le PTB. La lutte contre la loi anti-manifestation, qui menace la résistance sociale? Le PTB. Avec les syndicats et la société civile, nous avons pu mettre chaque fois ces points à l’agenda politique et imposer des changements concrets.

 

Thierry Bodson [FGTB, fédération syndicale social-démocrate] et Fatiha Dahmani [CSC, fédération syndicale démocrate-chrétienne] viennent d’évoquer la lutte qui nous attend. La lutte contre les politiques d’austérité de la Commission européenne, pour de véritables augmentations salariales et pour nos droits démocratiques. Là aussi, le PTB jouera son rôle.

 

Oui camarades, nous allons continuer à faire bouger les lignes. Parce que nous osons sortir des sentiers battus. Parce que nous croyons à la force des luttes des gens sur leur lieu de travail et dans les quartiers. Et c’est pour ça qu’ils ont tellement peur, là-haut.

 

En vérité, chers amis, ensemble, nous pouvons forcer le changement. La vague de résistance ne cesse de grandir. Nous faisons partie d’un mouvement en pleine croissance.

 

Le moment est venu de faire grossir cette vague qui peut changer la société. Nous aurons besoin de tout le monde. Jeunes et moins jeunes. Wallons, Bruxellois et Flamands. Ouvriers, employés, indépendants, pensionnés et sans emploi. Hommes et femmes. Nés en Belgique ou ailleurs. Nous aurons besoin de tout le monde pour changer cette société par la lutte.

 

Parlons de changement urgent justement. S’il y a bien un truc auquel il faut vite remédier dans notre pays, c’est le prix des produits alimentaires. Le prix des fruits, des pâtes, du riz, des légumes. C’est pas possible de payer de plus en plus cher pour ces produits, comme on le fait en Belgique depuis quelques années. Près de 15 % d’augmentation en un an.

 

Elisa, de Merelbeke, a été faire ses courses le week-end passé. Les grosses courses du début du mois pour toute la famille. Elle m’a envoyé son ticket de caisse: 189 euros. On le sent tous quand on fait nos courses: ça devient impayable. Les prix de tous les aliments s’envolent alors que les profits des multinationales de l’agrobusiness explosent. Et que fait le gouvernement? Rien. Pas de blocage des prix. Nada. Que du contraire. Regardez la toute dernière ligne du ticket, en tout petit, tout à la fin: 11 euros rien que pour la TVA.

Il faut prendre immédiatement une mesure d’urgence pour baisser le prix du caddie. Baissons à 0 % la TVA sur tous les produits alimentaires comme le lait, la viande, le pain ou les pâtes. Voilà la proposition du PTB qui permettrait de gagner 5, 10, 15 euros chaque fois qu’on fait nos courses. Et qu’on ne nous dise pas qu’il n’y a pas d’argent pour financer une telle mesure. 
Supprimons les niches fiscales qui permettent aux super riches de s’en mettre plein les poches sans payer d’impôts et rendons du pouvoir d’achat aux gens.

 

Comment va-t-on payer? Je vais vous le dire. Aujourd’hui, si des sociétés détenues par des super-riches vendent des actions et font une plus-value, ils paient 0 euro de taxe. Rien! Nada! Rien du tout. Des clopinettes? Encore moins que ça. 0,00 euro. Savez-vous que l’année passé, plusieurs milliardaires ont fait des plus-values de centaines de millions d’euros sans travailler et ils ont payé zéro euro? Vous vous rendez compte?

 

Savez-vous combien cette niche fiscale coûte à la caisse de l’État? 4 milliards par an. Et après ça, on entend les partis de droite dire qu’il n’y a pas d’argent pour une réforme fiscale. Ce sont les mêmes qui expliqueront probablement qu’une TVA à 0 % est impossible. La réalité, c’est que la Belgique est un enfer fiscal pour les travailleurs, et un paradis fiscal pour les super-riches. Ça doit changer. Il est temps qu’on paie moins de taxes pour son caddie que le milliardaire quand il fait une plus-value.

 

Donc chaque fois que vous passez à la caisse avec votre caddie, vous payez une TVA. Mais les milliardaires qui font des centaines de millions de plus-value, eux, ne paient rien du tout. Même au Luxembourg, ce privilège fiscal n’existe pas. C’est une spécialité belge unique! Comment peut-on justifier ça?

 

On entend aussi les partis qui se disent de gauche au gouvernement reprendre notre discours sur la justice fiscale. Mais ils oublient de dire que l’exonération des plus-values sur action, c’est une niche fiscale qui a été décidée en 1991 par un gouvernement avec les partis socialistes, PS et Vooruit, avec le CD&V et les Engagés. Ils oublient de dire qu’ils sont au gouvernement de manière quasi ininterrompue depuis 30 ans. On les entend beaucoup se plaindre des ultimatums de la droite et de Georges-Louis Bouchez en particulier, mais la question, c’est: où sont leurs propres ultimatums? Où sont leurs propres lignes rouges? Comment se fait-il qu’en Belgique, ce sont toujours les ultimatums de la droite qui passent? Comment se fait-il qu’un parti de droite semble pouvoir tout bloquer, mais quatre partis dits de gauche ne peuvent rien imposer de sérieux? On n’entend que des excuses. C’est pour ça que ces 30 dernières années, nous avons connu un tel recul social en Belgique, et un tel enfer fiscal pour les travailleurs. Je le dis ici aujourd’hui: trop c’est trop. Tax The Rich!

 

Il faut aussi en finir avec les profiteurs en politique, et cela concerne tous les partis. Vous avez entendu que, grâce aux révélations du PTB sur les suppléments illégaux de pension des parlementaires, ils ont tous promis qu’ils allaient changer les règles et arrêter tout ça. Mais il y en a qui continuent à s’y opposer. Certains tout haut, comme Siegfried Bracke, l’ancien président N-VA [nationaliste flamand de droite] de la Chambre, qui a dit cet été qu’il ne veut rien rembourser et garder tous les avantages. Mais beaucoup le font tout bas. En freinant en douce tous les changements que nous proposons.

 

Je fais exprès de dire que cette culture des profiteurs en politique concerne «tous» les partis. Le parti d’extrême-droite Vlaams Belang aussi. Qu’a fait le Vlaams Belang, lorsque la décision a été prise d’accorder des suppléments de pension aux politiciens? Ils ont tout bonnement approuvé, mesdames et messieurs! Que pensent les politiciens du Vlaams Belang du fait qu’ils gagnent 6 000 euros par mois? Pas de problème. Ils empochent le fric, tout simplement. Si vous encaissez 6.000 euros par mois, comme dans les partis traditionnels, si vous trouvez normales les super-pension et grosses primes de départ des parlementaires, vous allez aussi pouvoir rouler dans une Maserati à 100.000 euros, comme le fasciste Filip Dewinter… Leur slogan ne devrait pas être «notre peuple d’abord», mais «notre portefeuille d’abord».

 

Parlez-en à vos collègues, à vos amis ou à votre famille. Le Vlaams Belang n’est pas contre le système, il en fait partie. Ils sont eux-mêmes des profiteurs. Leur but est surtout de diviser le peuple. Pour défendre leur propre élite, ils veulent aussi diviser le pays. Voter pour le Vlaams Belang, c’est voter pour la division du pays. C’est voter pour diviser notre sécurité sociale, nos pensions et nos soins de santé. Nous n’allons pas laisser faire cela en 2024, chers amis. Nous sommes pour l’unité de notre classe, la classe travailleuse. Regardez-nous tous ici, à ManiFiesta. Il y a tant de diversité. Tant de belles différences, et d’accents différents. Mais en même temps, on sent la force de l’unité. Nous avons un message pour tous les partis qui veulent la scission, la N-VA et le Vlaams Belang, ici, à Ostende: «Wij zijn één, nous sommes un, We Are One»!

 

Cette unité sera nécessaire au niveau belge, au niveau national. Mais aussi au niveau international. Cette unité, nous la construisons ici, à ManiFiesta, avec des gens venus de toute l’Europe et du monde entier. C’est par l’unité et la lutte, qu’on va changer le monde. L’espoir naît de la résistance. De la lutte des travailleurs et travailleuses ici et ailleurs en Europe. De la lutte des peuples du Sud. De la lutte des jeunes.

 

Et c’est aux jeunes que je veux particulièrement m’adresser aujourd’hui. Ne croyez pas ceux qui vous disent que lutter ne sert à rien, que c’est irréaliste, que c’est utopique de rêver d’un autre monde.

 

Oui, nous rêvons d’un autre monde. Oui, nous avons raison d’être indignés face aux injustices et aux inégalités. Oui, nous avons raison d’être indignés quand on voit que des familles, des mamans, des enfants meurent dans les déserts africains parce qu’ils rêvent d’une autre vie. Nous avons raison d’être indignés quand on voit que des êtres humains se noient en Méditerranée. Nous vivons tous sur une même planète. La crise climatique va mener encore plus des millions de gens à fuir leur pays. Les guerres impérialistes se multiplient de plus en plus dans le monde. Et cela pour une seule raison: parce que le modèle économique dominant, le capitalisme, ne tourne qu’autour d’une chose: le fric, le fric et encore le fric.

 

Mais on a aussi raison d’espérer. Et de lutter.

 

Vous venez d’entendre Chris Smalls, qui a construit, avec ses camarades, le premier syndicat aux États-Unis dans une des plus grandes multinationales du monde: Amazon. Pendant plus de deux ans, lui et ses collègues se sont battus ensemble contre ce géant. Ensemble, ils ont affronté le deuxième homme le plus riche du monde, Jeff Bezos, qui ne voulait entendre parler d’un syndicat sous aucun prétexte. Face à la pression et à la répression, il a gardé le moral: «La lutte est un marathon, pas un sprint». Jusqu’à ce que, l’année dernière, ils finissent par gagner! «Ils ne savaient pas que c’était impossible, alors ils l’ont fait», a dit un jour l’écrivain Mark Twain.

 

Comme le disait Che Guevara: «Surtout, soyez toujours capables de ressentir au plus profond de vous n’importe quelle injustice commise contre n’importe qui, où que ce soit dans le monde. C’est la plus belle qualité d’un révolutionnaire».

 

Nous tendons la main à la jeunesse. Ensemble, nous construisons l’espoir d’un monde meilleur, ici à ManiFiesta, et au-delà. Prenez votre place dans notre large mouvement. Prenez place dans notre parti.  Cette année sera cruciale pour l’avenir de notre pays et de notre mouvement social. Rejoignez la vague de résistance.

 

Merci à toutes et à tous, ManiFiesta!

 

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Coup d’État contre le tiers monde: Chili, 1973

Rarement un pays aura été aussi brutalement déchiré que le Chili en 1973. À l’occasion du 50e anniversaire du coup d’État, trois instituts de recherche sociale examinent de plus près ce qui s’est passé à l’époque. Le coup d’État de Pinochet n’a pas seulement été un coup de massue pour le Chili, mais pour l’ensemble du tiers monde.

 

 

Le 11 septembre 1973, des sections réactionnaires de l’armée chilienne, conduites par le général Augusto Pinochet, ont quitté les casernes et renversé le gouvernement démocratiquement élu du président Salvador Allende et de la coalition de l’Unité populaire. Le président Allende a trouvé la mort au cours de l’assaut contre le palais présidentiel, connu sous le nom de “La Moneda”. L’armée et les forces de sécurité se sont attaquées aux secteurs organisés de la société, procédant à des arrestations en masse et à l’instauration d’un régime de répression, qui a inclus la mise en place de centres de torture et d’assassinat permanents. De larges pans de la gauche chilienne — lorsqu’ils n’ont pas été assassinés — ont été accueillis dans d’autres pays, où ils se sont regroupés et ont engagé une lutte contre la dictature. Les mouvements de travailleurs, désormais amputés de leurs dirigeants, sont devenus les proies de l’administration néolibérale nouvellement nommée suite au coup d’État. De nombreux membres de cette nouvelle administration, dirigée par Pinochet (qui se qualifiait lui-même de “chef suprême de la nation”), avaient été formés aux États-Unis. Parmi eux, plusieurs avaient travaillé avec Milton Friedman à l’université de Chicago, ce qui leur a valu le surnom de “Chicago Boys”. Les programmes et politiques socialistes du gouvernement de l’Unité populaire ont été démantelés. Le Chili est entré dans une phase crépusculaire, se convertissant en un laboratoire du néolibéralisme.

 

Pourquoi les soldats ont-ils quitté les casernes le matin du 11 septembre? Les arguments du général Pinochet et de son entourage concernant l’ordre public ne sont pas fondés. La vérité est que le coup d’État — conçu, préparé et exécuté par les États-Unis, comme le montrent de nombreux documents déclassifiés — n’a pas eu lieu simplement ce jour-là, en 1973. Le gouvernement des États-Unis, agissant au nom des sociétés transnationales basées aux États-Unis et de la bourgeoisie chilienne qui en dépendait, n’a jamais voulu que Salvador Allende remporte la présidence — ce qu’il a fait le 4 septembre 1970 — et s’est donc employé à déstabiliser le gouvernement de l’Unité populaire avant même son entrée en fonction en novembre 1970.

 

C’est la politique de nationalisation du cuivre du gouvernement Allende qui a déclenché le coup d’État.

 

C’est la politique de nationalisation du cuivre du gouvernement Allende qui a déclenché le coup d’État. La politique de nationalisation du cuivre, approuvée par le Congrès en juillet 1971, s’inscrivait dans le cadre d’un débat plus large dans le tiers monde sur la création d’un nouvel ordre économique international (NOEI), qui restructurerait le système économique international néocolonial sur une base démocratique et donnerait du poids aux idées et aux peuples du tiers monde. Le projet de NOEI avait été ébauché par la Conférence des Nations Unies sur le commerce et le développement (CNUCED), sous la direction de l’économiste argentin Raúl Prebisch, et affiné lors de la troisième session de la CNUCED (ou CNUCED III) qui s’est tenue à Santiago du Chili d’avril à mai 1972. Ce projet a ensuite été examiné lors du quatrième sommet du Mouvement des non-alignés, qui s’est tenu à Alger (Algérie) du 5 au 9 septembre 1973, et au cours duquel le Premier ministre indien, Indira Gandhi, a informé les autres dirigeants qu’Allende était confronté à un grand défi dans son pays. “Nous espérions un retour rapide à la normale”, a-t-il déclaré.

 

Le 1er mai 1974, l’Assemblée générale des Nations Unies a adopté la Déclaration concernant l’instauration d’un nouvel ordre économique international mais, à cette date, l’état d’esprit n’était tout simplement pas favorable à la mise en œuvre de ces idées. Ce coup d’État contre le gouvernement d’Allende a eu lieu non seulement en raison de sa propre politique de nationalisation du cuivre, mais aussi parce qu’Allende avait offert un leadership et un exemple aux autres pays en développement qui cherchaient à mettre en œuvre les principes de la NIEO. En ce sens, le coup d’État mené par les États-Unis contre le Chili était précisément un coup d’État contre le tiers monde.

Souveraineté et dignité au Chili

Le 17 décembre 1969, les six partis qui formaient la coalition de l’Unité Populaire ont publié leur programme. Ces six partis — le Parti socialiste, le Parti communiste, le Parti radical, le Parti social-démocrate, le Mouvement d’action unitaire populaire et l’Action populaire indépendante — se sont regroupés autour de ce programme et l’ont utilisé dans le cadre de la campagne présidentielle d’Allende, le 4 septembre 1970. Ce programme exposait le problème de façon précise et directe :

 

Le Chili traverse une crise profonde qui se traduit par la stagnation économique et sociale, la pauvreté généralisée et l’abandon total dont souffrent, sur tous les fronts, les travailleurs, les paysans et les autres groupes exploités ; par les difficultés croissantes auxquelles sont confrontés les cols blancs, les professions libérales et les petites et moyennes entreprises ; et par les perspectives limitées qui s’offrent aux femmes et aux jeunes.1

 

Rien de tout cela ne surprendra les peuples d’Afrique, d’Asie et des autres pays d’Amérique latine. Lors de la conférence CNUCED II, en 1968, les 121 gouvernements participants étaient déjà consternés par la faiblesse du taux de croissance économique annuel moyen des pays en développement, qui avait commencé à s’effondrer au milieu des années 60.2 D’énormes problèmes de pauvreté, de malnutrition, de chômage et de sous-emploi continuent d’affecter des millions de personnes sur Terre”, a écrit la CNUCED dans un résumé de la conférence. C’était déprimant, mais cela représentait aussi un défi ; aux besoins doivent correspondre des actions — des actions urgentes et concertées”. Ceux qui ont lancé cet appel à l’action — qui résonnait avec le ton de la campagne électorale de l’Unité Populaire — étaient toutefois conscients des limites posées par le système mondial néocolonial. Il ne faut pas oublier”, ont poursuivi les pays participants, “que la situation actuelle a été provoquée par certaines puissances qui agissent dans leur intérêt propre — des puissances qui continuent à contrôler une grande partie de l’économie internationale et à entraver le développement des jeunes nations”.3

 

Le programme de l’Unité populaire a cherché à expliquer pourquoi la population du Chili — un pays riche en ressources naturelles (notamment en cuivre) — devait lutter pour sa survie :

 

Ce qui a échoué au Chili, c’est que le système ne correspond pas aux besoins de notre époque. Le Chili est un pays capitaliste, dépendant de l’impérialisme et dominé par des secteurs de la bourgeoisie structurellement liés au capital étranger. Ces secteurs sont incapables de résoudre les problèmes fondamentaux du pays, des problèmes qui découlent précisément des privilèges de classe auxquels ils ne renonceront jamais de leur plein gré.4

 

Les efforts de la coalition de l’Unité populaire d’Allende se sont concentrés sur le cuivre, l’un des métaux commerciaux non ferreux les plus importants du monde moderne. À l’époque, environ 20 % des réserves de cuivre connues dans le monde se trouvaient au Chili, et d’importantes réserves de cuivre se trouvaient également aux États-Unis, en Union soviétique, en Zambie, au Zaïre et au Canada.5 Les États-Unis étaient le premier importateur mondial de cuivre, qu’ils transformaient ensuite à des fins industrielles, et l’enclave minière de Gran Minería, composée de trois sociétés transnationales étasuniennes (Anaconda, Kennecott et Cerro), représentait plus de 80  % de la production de cuivre du Chili.6

 

L’enclave minière de Gran Minería, composée de trois sociétés transnationales étasuniennes, représentait plus de 80% de la production de cuivre du Chili.

 

Les prix élevés du cuivre issu de Gran Minería et les bénéfices que l’enclave a réalisés dans les années 1960 ont fait monter la pression en faveur d’une nationalisation à marche forcée. En 1966, en réponse à la pression croissante, le président chilien Eduardo Frei a lancé une politique de “chilianisation” du cuivre. Cela signifiait que les entreprises étatsuniennes se délesteraient progressivement de leur propriété (malgré cela, les bénéfices de Gran Minería ont néanmoins continué d’augmenter de façon spectaculaire entre 1965 et 1971).7 Face à la pression populaire croissante en faveur de l’utilisation des ressources naturelles du Chili au profit de sa population, les deux candidats à l’élection présidentielle de 1970 — Allende pour l’Unité populaire et Radomiro Tomic pour la Démocratie chrétienne — se sont prononcés en faveur de la nationalisation.8

 

En décembre 1970, le gouvernement de l’Unité populaire a présenté au Congrès un amendement constitutionnel visant à nationaliser les mines de cuivre appartenant à Gran Minería, qui ne recevrait aucune autre compensation. L’argument avancé par le gouvernement de l’Unité populaire pour justifier ce refus d’indemnisation — validé par la Commission économique des Nations Unies pour l’Amérique latine (CEPAL) — était que Gran Minería avait déjà bénéficié pendant des décennies de bénéfices excessifs qui avaient été transférés hors du pays et qui avaient laissé les mines considérablement épuisées.9 Le refus du gouvernement de l’Unité populaire de verser des compensations supplémentaires à Gran Minería a marqué une nette rupture avec les autres partis politiques, qui estimaient que les mines devaient être indemnisées.

 

Le 21 décembre, Allende a pris la parole sur la Plaza de la Constitución et a exposé, selon ses propres termes, “quelques chiffres”.10 Après avoir montré comment le Chili avait été “saigné à blanc”, Allende a déclaré catégoriquement: “Aucune compensation ne sera versée pour les gisements [de cuivre]. … Nous agissons dans les limites légales et juridiques. En outre, il convient de souligner que les Nations Unies ont reconnu le droit des peuples à nationaliser les richesses cruciales détenues par des capitaux étrangers” (en référence à la résolution de l’Assemblée générale des Nations Unies sur la “Souveraineté permanente sur les ressources naturelles”).11 Le 11 juillet 1971, date commémorée aujourd’hui comme Journée de la dignité nationale, le Congrès national chilien a approuvé la loi n° 17450, ratifiant par là même la nationalisation du cuivre.

 

Le gouvernement de l’Unité populaire comptait utiliser les recettes accrues provenant des exportations de cuivre pour financer son programme de transformation de la vie au Chili. Et c’est ce qu’il a fait, en instituant des réformes dans les domaines de la santé, de l’éducation et de l’agriculture, en construisant des maisons pour la classe ouvrière et la paysannerie, et en mettant en œuvre un programme de distribution gratuite d’un demi-litre de lait par jour aux enfants. En 1973, 3,6 millions d’enfants ont reçu du lait dans le cadre de ce programme, ce qui a permis de réduire considérablement le taux de malnutrition chez les enfants qui, avant l’arrivée au pouvoir de l’Unité populaire, était proche de 20 %.12

 

En 1973, 3,6 millions d’enfants ont reçu du lait, ce qui a réduit considérablement le taux de malnutrition chez les enfants.

 

Le 13 janvier 1971, lors de l’inauguration d’une nouvelle école syndicale à l’université du Chili à Valparaiso, le président Allende a déclaré que son pays était un “laboratoire social” et qu’il se trouvait au milieu d’un “processus profondément révolutionnaire… qui présente les caractéristiques essentielles pour être mis en œuvre dans tous les aspects de la vie chilienne.13 L’établissement de la souveraineté du Chili sur son économie ouvrirait désormais la vía chilena, la voie chilienne vers le socialisme. Des afuerinos (paysans sans terre) aux enfermeras (infirmières), le gouvernement d’Allende s’est engagé pour une nouvelle réalité, pour un avenir socialiste.

Le Chili et le nouvel ordre économique international

En 1971, le Chili est devenu le cinquante-cinquième membre à part entière du Mouvement des non-alignés (MNA), presque dix ans jour pour jour après la création du groupe en 1961. Jusqu’au troisième sommet du Mouvement des pays non alignés à Lusaka (Zambie) en 1970, où le Chili était l’un des douze pays observateurs, Cuba était le seul pays d’Amérique latine à être membre à part entière. Le Mouvement des pays non alignés et la CNUCED ont nourri les débats sur le nouvel ordre économique international, une proposition par laquelle les pays du tiers monde cherchaient à transformer le système mondial néocolonial en se ralliant autour de la nécessité de contrôler leurs ressources naturelles et d’établir leur propre capacité industrielle. Ce nouvel élan s’est, en partie, manifesté sur le plan politique, les pays africains et asiatiques ayant insisté pour que la troisième session de la CNUCED se tienne dans un pays en développement, et non à Genève. Le président Allende a proposé que la session se tienne à Santiago, ce qui a été accepté au terme de quelques délibérations.14 Lorsque M. Allende a assisté à l’inauguration historique du bâtiment où se tiendrait le forum (sur l’avenue de l’Alameda, dans le centre de Santiago), il a déclaré que ce forum international permettrait aux pays en développement de “faire la lumière sur la situation dramatique de leurs pays sous-développés”.15

 

Le nouveau bâtiment de la CNUCED était situé à moins de dix kilomètres des bureaux de la Commission économique des Nations Unies pour l’Amérique latine (CEPAL), où des économistes de toute l’Amérique latine avaient, depuis sa création en 1948, développé une théorie de la dépendance. Cette théorie affirmait que le monde est régi par un système néocolonial dans lequel les pays centraux (les puissances impérialistes) dominent la périphérie (les pays en développement) par la reproduction des gains de l’ère coloniale, par la mise en place de modalités commerciales inéquitables qui utilisent la périphérie comme une ressource pour les matières premières et un marché pour les produits finaux, et par l’utilisation de l’aide au développement pour alimenter un cycle d’endettement et d’austérité qui a piégé les pays de la périphérie.16 Pedro Vuskovic, l’un des responsables de la CEPAL, est devenu ministre des Affaires économiques d’Allende, intégrant cette théorie au programme de l’Unité populaire et à la politique du gouvernement.17 Pendant un temps, le Chili s’est trouvé au centre du projet qui visait à démanteler le système mondial néocolonial et à instaurer le Nouvel ordre économique international (NOEI). Il s’agit là de quelques-uns des éléments clés que le gouvernement des États-Unis et les sociétés transnationales ont tenté d’ignorer pour expliquer le coup d’État civilo-militaire.

 

En 1971, le Chili est devenu le cinquante-cinquième membre à part entière du Mouvement des non-alignés, dix ans après la création du groupe en 1961.

 

A l’occasion de l’ouverture de la CNUCED III en 1972, Salvador Allende a prononcé un discours monumental. La conférence a pour mission fondamentale de remplacer “un ordre économique et commercial obsolète et radicalement injuste par un ordre plus juste fondé sur une nouvelle conception de l’homme et de la dignité humaine et de reformuler une division internationale du travail que les pays les moins avancés ne peuvent plus tolérer, dans la mesure où elle entrave leur progrès tout en favorisant uniquement les nations riches”, a-t-il déclaré.18 Les pays riches défendront leurs avantages avec une “ténacité infatigable”, selon les termes d’Allende, c’est pourquoi les pays pauvres doivent être unis et clairs quant à leurs objectifs principaux. Les personnes présentes n’avaient pas le choix car, a-t-il poursuivi, “si la situation actuelle se poursuit, quinze pour cent de la population du tiers monde est condamnée à mourir de faim19. Allende a soulevé cinq questions clés qui, selon lui, devaient être abordées dans le cadre de la transformation de l’ordre mondial néocolonial et capitaliste en un ordre engagé dans le progrès de l’humanité :

 

En avril 1972, William Jorden, l’assistant aux affaires latino-américaines du conseiller à la sécurité nationale des États-Unis, Henry Kissinger, écrivait qu’Allende se positionnait de plus en plus comme le leader du tiers-monde.29 L’exemple de la “vía chilena”, ou voie chilienne vers le socialisme, renforcée par la nationalisation des réserves de métaux du Chili, a conféré à Allende le prestige nécessaire pour s’imposer comme une voix claire pour le tiers-monde à l’heure où il faisait avancer le NOEI. En conséquence, le leadership du Chili, associé au travail diplomatique persistant d’autres États du tiers monde (dont le Mexique), a poussé la CNUCED III à adopter la “Charte des droits et devoirs économiques des États”, qui a finalement été adoptée par l’Assemblée générale des Nations Unies sous la forme d’une résolution en décembre 197430.

 

Le Chili s’est trouvé au centre du projet qui visait à démanteler le système mondial néocolonial et à instaurer le Nouvel ordre économique international.

 

Bien que de tels exemples de progrès à la CNUCED III aient été minimes, le sentiment général dans le tiers-monde était néanmoins que le changement était inévitable31. La Triade (États-Unis, Europe et Japon) s’est efforcée d’empêcher la mise en place du NOEI et, à cette fin, a formé le G-7 en 1973. Lors de la première réunion du G-7, le chancelier de la République fédérale allemande Helmut Schmidt, a déclaré que les dirigeants occidentaux ne pouvaient pas permettre que les décisions concernant l’économie mondiale soient prises par des “fonctionnaires quelque part en Afrique ou dans une capitale asiatique”. Le Premier ministre britannique Harold Wilson a abondé dans ce sens, ajoutant que ces décisions devaient être prises par “le type de personnes assises autour de cette table”32.

Ce que font les coups d’État

Le 5 août 1970, un mois avant qu’Allende ne remporte l’élection présidentielle, le gouvernement des États-Unis envisageait déjà de prendre “des mesures pour renverser Allende”, comme l’a écrit le secrétaire d’État adjoint John Crimmins à l’ambassadeur des États-Unis Edward Korry33. Il y a 200 ans, en 1823, les États-Unis ont adopté la doctrine Monroe, qui stipulait expressément que l’Europe ne devait pas s’immiscer dans les Amériques, dès lors que l’hémisphère constituait l’”arrière-cour” des États-Unis34. Les interventions en Amérique latine — de la saisie d’un peu plus de la moitié des territoires du Mexique en 1848 à l’annexion de Cuba et de Porto Rico en 1898, en passant par le renversement d’une série de gouvernements dans tout l’hémisphère — sont devenues monnaie courante. En 1964, le gouvernement des États-Unis a ouvertement aidé les militaires brésiliens à renverser le gouvernement démocratiquement élu de João Goulart, instaurant une dictature militaire qui a duré vingt-et-un ans et a aidé les États-Unis à installer des dictatures militaires dans toute l’Amérique du Sud (Bolivie, 1971, Uruguay, 1973, Chili, 1973) ; Pérou, 1975 ; Argentine, 1976) par le biais de la désormais tristement célèbre opération Condor.

 

Bien qu’il ait dépensé des millions de dollars pour soutenir les démocrates-chrétiens dans les années 1960, le gouvernement des États-Unis n’a pas pu empêcher la victoire d’Allende. Treize jours après les élections, le gouvernement des États-Unis a lancé le projet FUBELT pour tenter d’empêcher Allende de prendre le pouvoir et, s’il prêtait serment, de déstabiliser le Chili et de le démettre de ses fonctions. Comme l’a écrit le groupe de travail de la CIA sur le Chili dans le rapport de situation n° 2, “il plane désormais une possibilité de coup d’État”35.

 

Le gouvernement des États-Unis a tenté par tous les moyens de renverser Allende. Un complot militaire a notamment abouti à l’assassinat de l’officier militaire le plus haut gradé du Chili, le général René Schneider, ainsi qu’à une campagne de pression visant à amener le prédécesseur d’Allende, l’ancien président Frei, à annuler les élections et à s’emparer du pouvoir. L’ambassadeur des États-Unis, Edward Korry, a réuni des chefs d’entreprise à l’ambassade et leur a dit que “pas un écrou ni un boulon ne sera autorisé à atteindre le Chili sous Allende”36. Korry, et son successeur Nathaniel Davis, ont travaillé en étroite collaboration avec les membres du Club du lundi, un groupe de chefs d’entreprise chiliens, de propriétaires de journaux (en particulier El Mercurio) et d’hommes politiques de droite qui se réunissaient tous les lundis dans le bureau de Hernan Cubillos, de la maison d’édition du Mercurio -Editorial Lord Cochrane, à Santiago, qui deviendrait plus tard le ministre des Affaires étrangères de Pinochet de 1978 à 1980. Korry, qui dirigeait ce cercle, n’a pas perdu de temps pour traduire dans les faits l’instruction du président américain Richard Nixon, du 15 septembre 1970, de “mettre l’économie à feu et à sang”37.

 

Le gouvernement des États-Unis a bloqué l’accès du Chili aux dollars par le biais des canaux commerciaux, il a interrompu l’aide, a contraint les compagnies maritimes à facturer des frais de transport plus élevés et a encouragé les entreprises transnationales expropriées à s’emparer des actifs chiliens à l’étranger. Par ailleurs, l’effondrement des cours du cuivre en 1971 n’a rien arrangé pour le gouvernement de Salvador Allende.

 

Allende voulait mettre fin au gaspillage engendré par la guerre et l’armement pour “construire une économie de solidarité à l’échelle mondiale.

 

Le gouvernement d’Allende a dû lutter contre cet étranglement économique, mais a malgré tout réussi à rester au pouvoir. De fait, comme preuve de sa résilience politique, le parti de l’Unité populaire a remporté 43,39 % des voix aux élections parlementaires de mars 1973, soit un score supérieur à celui obtenu par Allende en 1970 et bien plus élevé que ne le prévoyaient le parti lui-même ou le gouvernement des États-Unis. Dans une note adressée à Washington par l’ambassadeur des États-Unis, Nathaniel Davis, celui-ci a indiqué que les politiques du gouvernement de l’Unité populaire avaient rendu la population “matériellement plus aisée” et “sans doute plus disposée à payer le prix économique” en échange d’un “sentiment accru de dignité et de la satisfaction d’avoir écrasé la classe dirigeante38. Un mois plus tard, Eduardo Frei et d’autres forces politiques pro-capitalistes, comme les décrit la CIA, “sont parvenus à la conclusion que, dans l’ensemble du soi-disant tiers monde, le système capitaliste traditionnel n’est pas capable de réaliser les objectifs et les aspirations en matière de développement”. M. Frei a également été impressionné par le succès relatif et la rapidité avec lesquels Allende a démantelé les bastions du pouvoir économique qui existaient auparavant… Frei a admis qu’il ne pouvait pas revenir sur une grande partie de ce que l’UP (Unité Populaire) a fait”39. En d’autres termes, les partis de la droite classique chilienne avaient reconnu leur défaite, et il fallait donc faire appel à d’autres forces, plus dures, pour écraser la vía chilena et le projet du tiers-monde. Ces forces se sont rassemblées autour de Pinochet, qui a fait sortir ses chars des casernes le 11 septembre pour renverser le gouvernement de l’Unité populaire. Deux ans plus tard, le rôle des États-Unis dans la fomentation du coup d’État est apparu au grand jour grâce aux révélations du rapport de la commission Church du Congrès des États-Unis (bien que les implications du rapport n’aient pas été pleinement comprises partout dans le monde)40.

 

Avant le coup d’État, des groupes d’extrême droite ont peint le sinistre slogan “Jakarta arrive” sur les murs de Santiago, évoquant le souvenir du meurtre de plus d’un million de communistes, syndicalistes, paysans, artistes et sympathisants de gauche en Indonésie aux mains du régime putschiste du général Suharto, qui avait été mis en place en 1965 pour évincer le gouvernement de gauche du président Sukarno41. Les mots inscrits sur les murs de Santiago annonçaient la violence qui allait se répéter au Chili lorsque le régime putschiste de Pinochet a assassiné des milliers de personnes, en a emprisonné des dizaines de milliers d’autres et en a exilé des centaines de milliers, collaborant étroitement avec la CIA pour éliminer cliniquement la gauche du pays et servir de leçon à tout pays du tiers-monde qui ambitionnerait de faire valoir sa souveraineté et son droit à l’autodétermination42. La violence du régime putschiste a façonné les institutions de l’État chilien et l’impunité à l’égard de la police de sécurité, les Carabineros, au fil des décennies suivantes. L’assassinat brutal d’artistes de renommée mondiale tels que Pablo Neruda et Víctor Jara a illustré la haine profonde du régime putschiste à l’égard de la gauche et son indifférence à l’égard de la condamnation internationale dont il faisait l’objet. La Constitution de Pinochet datant de 1980 — qui reste en place malgré le retour de la démocratie en 1990 et les efforts déployés par la suite pour la modifier — continue de conférer à l’exécutif des pouvoirs d’urgence lui permettant de suspendre les droits civils (qu’il a utilisés à des fins meurtrières contre les manifestations de 2011-2013 et de 2019).

 

En 1969, un groupe d’économistes chiliens a rédigé le rapport El ladrillo (‘La Brique’), dont le prologue était signé Sergio de Castro, un diplômé de l’université de Chicago qui deviendrait ministre de l’Economie sous Pinochet43. De Castro, ainsi que Carlos Massad (qui a été gouverneur de la banque centrale de 1967 à 1970 et de 1996 à 2003), se sont rendus à Chicago dans le cadre d’un programme mis en place avec la Fondation Ford et la Fondation Rockefeller44. De Castro, Massad et les autres Chicago Boys ont mené un programme de “thérapie de choc” qui comprenait une réduction sévère des dépenses publiques, la libéralisation des importations et l’utilisation des organismes d’État pour offrir des avantages aux grands conglomérats d’entreprises. Ces conglomérats comprenaient des sociétés transnationales et des entreprises appartenant aux acolytes de Pinochet, notamment la Banco Hipotecario y de Fomento de Chile et l’empire Cruzat-Larraín, collectivement désignés sous le nom de “Pirañas” (piranhas). En 1978, Cruzat-Larraín contrôlait 37 des 250 grandes entreprises chiliennes, tandis que Vial en contrôlait 2545. En prenant la tête du ministère du Travail, José Piñera, l’un des Chicago Boys et le frère aîné de Sebastián Piñera (président de 2010 à 2014 et de 2018 à 2022), a entrepris de détruire le droit du travail et de démobiliser les syndicats. Les Chicago Boys ont utilisé le Chili comme laboratoire de leur culte néolibéral, invitant les deux prêtres du néolibéralisme au Chili pour rencontrer Pinochet : Milton Friedman en 1975, ainsi que l’économiste du régime putschiste brésilien Carlos Langoni et Friedrich Hayek en 197746. Les politiques de Pinochet ont engendré un boom pour les riches et de grandes souffrances pour la grande majorité de la population.

 

Edward Korry a réuni des chefs d’entreprise à l’ambassade et leur a dit que “pas un écrou ni un boulon ne sera autorisé à atteindre le Chili sous Allende”.

 

Malgré la répression féroce ourdie par le régime putschiste, les lignées qui ont produit le gouvernement de l’Unité populaire se sont reconstituées et ont entamé un processus de résistance qui a fini par vaincre les putschistes. Le Parti communiste (dont la direction avait été éliminée à quatre reprises), le Frente Patriótico Manuel Rodríguez, le Movimiento de Izquierda Revolucionaria (MIR) et d’autres groupements de gauche ont courageusement rassemblé leurs rangs et entamé un processus d’organisation et de sabotage, ainsi que d’aide à une population désespérée et terrorisée. Un mouvement syndical meurtri, qui a longtemps constitué l’épine dorsale de la gauche chilienne, a retrouvé sa vitalité grâce à de nouveaux dirigeants tels qu’Oscar Piño à l’usine Goodyear de Santiago. Ces avancées sont précisément la raison pour laquelle certains de ces dirigeants ont par la suite été assassinés, comme Tucapel Jiménez, le fondateur de la fédération syndicale Grupo de los Diez, qui au moment de son assassinat en 1982 se trouvait à la tête d’une organisation qui représentait quelque 500.000 travailleurs. La société civile a été en mesure de reconstruire des liens sociaux et une solidarité solides grâce aux organisations populaires qui ont rapidement vu le jour dans le sillage du coup d’État, notamment les cuisines communautaires (ollas comunes), les centres de chômeurs (bolsas de cesantes), les cantines pour enfants (comedores infantiles) et les mouvements sociaux pionniers, en particulier dans le domaine du travail et des droits humains, lesquels étaient dirigés par des groupes de parents des victimes de la répression. Bientôt, des mouvements de femmes et d’habitants des bidonvilles ont également commencé à prendre forme. Secours et résistance sont allés de pair, un peuple courageux tenant bon contre le régime putschiste qui s’est imposé à lui. Dix ans après le coup d’État, la population est redescendue dans les rues, drapeaux de leurs partis politiques à la main, pour protester contre la Constitution de 1980 et contester la dictature de manière plus générale. Il est tout à fait approprié que la première journée nationale de protestation, le 11 mai 1983, ait été inspirée par la grève des mineurs de cuivre de cette année-là, sous la conduite du mouvement syndical renaissant.

 

Les actes de solidarité avec les travailleurs chiliens se sont multipliés à travers le monde, et divers syndicats et organisations ont participé à un mouvement de solidarité qui n’avait d’égal que le mouvement pour la paix et contre la guerre des États-Unis au Vietnam. Les gouvernements et les mouvements politiques des pays non alignés ont maintenu une attitude de sympathie et de coopération avec les démocrates du Chili et du monde. Ce mouvement de solidarité internationale, y compris dans le tiers-monde, n’a jamais permis à Pinochet de retrouver une certaine respectabilité.

 

Si le slogan du bloc impérialiste en prévision du coup d’État était “Jakarta arrive”, le slogan de tout projet visant à établir la souveraineté du tiers monde et la dignité des peuples est “le Chili arrive”.

 

Cet article est issu du dossier n°68 (septembre 2023) The Coup Against the Third World: Chile, 1973, publié par Tricontinental: Institut de recherche sociale.

 

  1. Unidad Popular, Programa básico de gobierno de la Unidad Popular. Candidatura presidencial de Salvador Allende  (Santiago: Instituto Geográfico Militar, 1970), 3.
  2. United Nations, Proceedings. Second Session, 7.
  3. United Nations, Proceedings. Second Session, 77–78.
  4. Unidad Popular, Programa básico, 4.
  5. C. J. Tesar and Sheila C. Tesar, ‘Recent Chilean Copper Policy’, Geography 58, no. 1 (janvier 1973): 9.
  6. En 1970, 60 % de la production mondiale de cuivre était détenue par six sociétés transnationales : trois entreprises étasuniennes (Anaconda, Kennecott et Cerro), deux entreprises britanniques (British Insulated Callender’s Cables et IMI Refiners) et une entreprise belge (Metallurgie Hoboken-Overpelt). Voir Tesar et Tesar, “Recent Chilean Copper Policy”, 9.
  7. Dale Johnson, ed., The Chilean Road to Socialism (Garden City: Anchor Press, 1973), 28.
  8. Andrés Zauschquevich and Alexander Sutulov, El cobre chileno (Santiago: Corporación del Cobre, 1975), 42–48; Norman Girvan, Copper in Chile (Mona: University of the West Indies, Institute of Social and Economic Research, 1972).
  9. Comisión Económica para América Latina (CEPAL), Estudio económico de América Latina 1971 (New York: United Nations, 1972), 118.
  10. Salvador Allende, ‘Nacionalización del cobre’, in La vía chilena hacia el socialismo (Santiago: Editorial Fundamentos, 1971), 71.
  11. Allende, ‘Nacionalización del cobre’, 74 and 76–77.
  12. Mario Amorós Quiles, Compañero Presidente: Salvador Allende, una vida por la democracia y el socialismo (València: València University, 2008), 160–161; Fernando Mönckeberg Barros, ‘Prevención de la desnutrición en Chile. Experiencia vivida por un actor y espectador’, Revista Chilena de Nutrición 30, no. 1 (2003).
  13. Allende, ‘Participación y movilización’, in La vía chilena hacia el socialismo, 99–100.
  14. Tanya Harmer, Allende’s Chile and the Inter-American Cold War (Chapel Hill: University of North Carolina Press, 2011), 82–83.
  15. Série S-0858 : Commissions, comités et conférences, dossiers du secrétaire général U. Thant, Conférence des Nations Unies sur le commerce et le développement (Divers), 1961-1971, Archives des Nations Unies, 23. Le bâtiment de la conférence a été construit en un temps record avec l’aide de travailleurs et de bénévoles. Après le coup d’État, La Moneda a servi de quartier général à la junte militaire. Une partie du bâtiment abrite aujourd’hui le Centre culturel Gabriela Mistral.
  16. Tricontinental: Institute for Social Research, Dependency and Super-exploitation: The Relationship Between Foreign Capital and Social Struggles in Latin America, dossier no. 67, August 2023; Margarita Fajardo, The World That Latin America Created: The United Nations Economic Commission for Latin America in the Development Era (Cambridge: Harvard University Press, 2022).
  17. Pedro Vuskovic, ‘Algunas experiencias del desarrollo latinoamericano’, dans Dos polémicas sobre el desarrollo de América Latina (Santiago: Editorial Universitaria, 1970) et ‘La política de transformación y el corto plazo’, dans El pensamiento económico del gobierno de Allende, ed. Gonzalo Martner (Santiago: Editorial Universitaria, 1972).
  18. Salvador Allende, Discurso del doctor Salvador Allende G. Presidente de Chile, inaugurando la Tercera Conferencia Mundial de Comercio y Desarrollo (Santiago : CNUCED, 1972), 8.
  19. Salvador Allende, Discours 9.
  20. Robert S. McNamara, Discours au Conseil des gouverneurs, (Nairobi : Groupe de la Banque mondiale, 1973), 8.
  21. Nations Unies, Actes de la Conférence des Nations Unies sur le commerce et le développement. Troisième session, vol. 1 (New York : Nations Unies, 1973), 354.
  22. Assemblée générale des Nations Unies, “Le fardeau croissant du service de la dette”, A/RES/2807 (14 décembre 1971).
  23. Nations Unies, Actes. Troisième session, 355.
  24. Nations Unies, Actes. Troisième session, 351–355 ; Allende, Discours, 23.
  25. Salvador Allende, “El desarrollo del Tercer Mundo y las relaciones internacionales”, discours inaugural de la Conférence des Nations Unies sur le commerce et le développement (Santiago, 13 avril 1972).
  26. Nations Unies, Actes. Troisième session, 357 ; Allende, Discours, 28 ; Allende, “El desarrollo”.
  27. Institut international de recherche sur la paix de Stockholm, SIPRI Yearbook of World Armaments and Disarmament 1969/70 (Annuaire du SIPRI sur les armements et le désarmement dans le monde)(Stockholm : Almqvist & Wiksell, 1970), 3.
  28. Nations Unies, Actes. Troisième session, 357.
  29. Harmer , Le Chili d’Allende, 161.
  30. En 1970, la Commission des droits de l’homme des Nations Unies a nommé le diplomate iranien Manouchehr Ganji rapporteur spécial. Le rapport de M. Ganji The Widening Gap : A Study of the Realisation of Economic, Social, and Cultural Rights (1973) souligne les faiblesses économiques et politiques du tiers monde et suggère que la lutte pour les droits de l’homme doit être liée à la lutte pour un nouvel ordre économique international.
  31. Ainsi, le ministre algérien des affaires étrangères, Abdelaziz Bouteflika, a déclaré en 1972 que “la voie de l’émancipation économique du tiers monde… ne passe pas par la CNUCED”. Il a néanmoins joué un rôle de premier plan lors du quatrième sommet du Mouvement des pays non alignés en Algérie, qui a jeté les bases de la résolution du NOEI à l’Assemblée générale des Nations Unies. Voir Harmer, Allende’s Chile, 163.
  32. Vijay Prashad, The Poorer Nations: A Possible History of the Global South (Divers éditeurs, 2013),53-54.
  33. Peter Kornbluh, The Pinochet File. A Declassified Dossier on Atrocity and Accountability (New York : The New Press, 2013), 7.
  34. Entre 1810 et 1814, le gouvernement des États-Unis a envoyé Joel Roberts Poinsett en Argentine et au Chili pour participer à la guerre contre l’Empire espagnol et assurer la primauté des intérêts étasuniens.
  35. Kornbluh, The Pinochet File, 2.
  36. Kornbluh, The Pinochet File, 17.
  37. Kornbluh, The Pinochet File, 36.
  38. Harmer, Allende’s Chile, 205.
  39. Harmer, Allende’s Chile, 205–206.
  40. énat des États-Unis, Senate Select Committee to Study Governmental Operations with Respect to Intelligence Activities (Washington, 1976). Une grande partie de ces documents – ainsi que d’autres informations provenant de la CIA et des documents de Nixon – ont été compilés dans The Pinochet File. Pour une vision plus large de l’ingérence et des interventions de Washington, voir Vijay Prashad, Washington Bullets : A History of the CIA, Coups, and Assassinations (2021).
  41. Vincent Bevins, The Jakarta Method: Washington’s Anticommunist Crusade and the Mass Murder Program that Shaped Our World (New York : Public Affairs, 2020) et Wim De Ceukelaire, “L’actualité des massacres anticommunistes en Indonésie”, Lava Media, 31 mars 2022.
  42. Bien que ces chiffres restent contestés, les chiffres officiels figurent dans Informe de la Comisión Nacional de Verdad y Reconciliación (Santiago : Comisión Nacional de Verdad y Reconciliación, 1991), également connue sous le nom de Commission Retting, et Informe de la Comisión Nacional sobre Prisión Política y Tortura (Santiago : Comisión Nacional sobre Prisión Política y Tortura, 2004), également connue sous le nom de Commission Valech ; The Pinochet File, 220–225.
  43. Le livre a été publié en 1992 par le Centro de Estudios Públicos, créé en 1980 pour coordonner le travail des Chicago Boys.
  44. Sebastian Edwards, The Chile Project: The Story of the Chicago Boys and the Downfall of Neoliberalism (Princeton : Princeton University Press, 2023) ; Javier Campos Gavilán, Antecedentes del neoliberalismo en Chile (1955–1975) : El autoritarismo como camino a la libertad económica (Santiago: Université du Chili, Faculté de droit, 2013).
  45. María Olivia Monckeberg, “El mapa del imperio Cruzat-Larraín”, Hoyn° 145 (30 avril 1980) : 25-29.
  46. Le voyage de Friedman est bien connu, mais celui de Hayek ne l’est pas. Pour en savoir plus sur ce voyage, voir Bruce Caldwell et Leonidas Montes, “Friedrich Hayek and his Visits to Chile”, Review of Austrian Economics 28, no. 3 (2015).